I sapori e la filiera corta della cooperazione agroalimentare piemontese hanno animato l’edizione 2026 di Terra Madre – Salone del Gusto nel centro di Torino. Ad esporre i loro prodotti le cooperative Il Frutto Permesso, I ciliegi selvatici e il Birrificio La Piazza.
Allo stand della Camera di commercio di Torino, si è svolto un momento di incontro e degustazione dedicato ai 40 anni de Il Frutto Permesso, tra le prime realtà in Italia a scegliere la strada dell’agricoltura biologica.
Attraverso gli assaggi dei suoi prodotti e il racconto del fondatore Dario Martina, abbiamo ripercorso la storia di un progetto nato a metà degli anni Ottanta con una scelta allora controcorrente: superare un modello agricolo fondato sull’impiego della chimica per promuovere un’agricoltura attenta alla biodiversità, alla sostenibilità e al legame con il territorio. Una realtà cresciuta nel tempo fino a diventare un’impresa capace di seguire internamente l’intera filiera, dalla coltivazione e dall’allevamento alla trasformazione, fino alla vendita diretta e all’agriturismo, offrendo un’esperienza autentica di prodotti a km 0.
Un percorso di qualità riconosciuto anche dalla Camera di commercio di Torino, che ha premiato Il Frutto Permesso con il riconoscimento di Maestro del Gusto fin dalla prima edizione.
Nel corso dell’incontro, il presidente di Legacoop Piemonte Dimitri Buzio ha celebrato questo importante traguardo consegnando una stampa realizzata dall’artista Ugo Nespolo in occasione dei 50 anni dell’associazione regionale. A portare il proprio saluto anche Guido Bolatto, segretario generale della Camera di commercio di Torino, che ha sottolineato il valore dell’esperienza de Il Frutto Permesso per il territorio.
Quarant’anni di storia che raccontano come una scelta di valori possa trasformarsi in un progetto imprenditoriale capace di crescere, innovare e mantenere salde le proprie radici.
Un’edizione di Terra Madre che si è svolta anche nel ricordo di Carlin Petrini, con cui il mondo cooperativo agroalimentare ha sempre condiviso l’attenzione alla valorizzazione delle produzioni locali, alla tutela della biodiversità e a un modello alimentare sostenibile.













