La guerra in Medio Oriente mette a rischio l’economia del Piemonte. “Senza interventi inevitabile la riduzione della produzione, dei servizi, dei consumi e forte rischio per l’occupazione”

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7 Aprile 2026

La guerra in Medio Oriente mette a rischio l’economia del Piemonte. “Senza interventi inevitabile la riduzione della produzione, dei servizi, dei consumi e forte rischio per l’occupazione”

Le tensioni e le speculazioni dovute alla guerra in Medio Oriente stanno generando uno shock sui mercati energetici internazionali che si sta trasferendo all’intera economia anche a livello locale. Senza interventi strutturali e immediati da parte dell’Europa che affianchino quelli già attuati dal Governo, sarà inevitabile la riduzione dei servizi, l’aumento delle tariffe e, nei casi più critici, la cessazione delle attività. In una fase così delicata come quella che sta attraversando l’economia del Piemonte, l’ipotesi di una austerity o, peggio, di una recessione, causata dalla situazione internazionale, è assolutamente da contrastare.

È quanto denunciato dalle Associazioni Imprenditoriali del Piemonte: AGCI Piemonte, Ance Piemonte, Casartigiani Piemonte, CNA Piemonte, Confapi Piemonte, Confartigianato Imprese Piemonte, Confcommercio Piemonte, Confcooperative Piemonte, Confesercenti Piemonte, Confindustria Piemonte, Legacoop Piemonte.

Ecco perché tutte le associazioni dell’industria, del commercio, dell’artigianato, della cooperazione chiedono in tempi rapidi un confronto diretto con le istituzioni territoriali ed i loro rappresentanti, per intervenire in maniera strutturale con politiche che mettano imprese e lavoratori al centro. 

Prioritario è quindi sostenere le imprese, in particolare le micro e piccole attività, accelerando l’avvio di processi di aggregazione della domanda così da consentire anche alle imprese più piccole di accedere ai contratti di lungo periodo per l’acquisto di energia da fonti rinnovabili e semplificando gli investimenti in efficienza energetica.

Le bollette elettriche delle imprese del terziario potrebbero infatti aumentare tra l’8,5% e il 13,9% con un incremento medio aggregato della spesa di tutti i settori di 2.853 euro rispetto alla media di 20.521 euro nel primo bimestre 2026. Analogamente, per il gas gli aumenti varierebbero tra il 30% e il 43,5% con un aumento della bolletta di 3.408 euro (da 7.833 euro a 11.241 euro). Un incremento di costi anche per le famiglie che genererebbe una contrazione dei consumi che, tra l’altro, aggraverebbe il rischio di gravi ricadute sul comparto turistico proprio in vista della prossima stagione estiva.

A questo quadro si somma l’aumento vertiginoso dei costi alla pompa dei carburanti che non è più un fattore assorbibile dai margini aziendali. Un tema che riguarda l’intera economia, poiché il trasporto su gomma muove da solo l’88% delle merci nazionali. Ecco perché la crisi non interessa solo l’autotrasporto e la logistica, o il settore del trasporto persone. 

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