I numeri del presente – 5,5 miliardi di valore della produzione che valgono il 4% del Pil piemontese – come base del futuro. Sono quelli che Legacoop Piemonte ha raccontato in occasione dell’evento “Intelligenza Cooperativa. La responsabilità del possibile” che si è svolto a Gallerie d’Italia, a Torino. Un appuntamento che è stato l’occasione di rappresentare il Piano Strategico 2026/28 dell’Associazione alla presenza del presidente nazionale di Legacoop Simone Gamberini, delle istituzioni piemontesi, come il Presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, la vicesindaca di Torino Michela Favaro, e la Camera di commercio di Torino rappresentata dal presidente Massimiliano Cipolletta. E con un messaggio di augurio e saluto a inizio lavori del Cardinale Roberto Repole, Arcivescovo di Torino.
“Legacoop Piemonte vuole essere luogo di sintesi tra economie e rappresentanze, promuovendo azioni comuni sui temi centrali per la crescita dell’economia reale, con l’obiettivo di ridurre le diseguaglianze e favorire una più equa distribuzione del reddito”, spiega Dimitri Buzio, presidente di Legacoop Piemonte nel corso dell’assemblea.
Il documento – “Intelligenza cooperativa. La responsabilità del possibile” – elaborato con il contributo del Politecnico di Torino – ha l’obiettivo “di rafforzare la presenza del modello cooperativo nel dibattito pubblico lavorando perché il cambiamento che immaginiamo si traduca in realtà”. Un impegno confermato anche da una tavola rotonda che ha visto la partecipazione degli Atenei torinesi con la Rettrice dell’Università degli Studi di Torino Cristina Prandi, il prorettore del Politecnico di Torino Elena Maria Baralis, il segretario generale di Fondazione Compagnia di San Paolo Alberto Anfossi, il consigliere di Fondazione Crt Enzo Pompilio D’Alicandro e il presidente di Unione Industriali Marco Gay.
Un modello che nel triennio 2021-2024 ha confermato la sua capacità di resilienza sul mercato anche in una fase complessa registrando una crescita del valore della produzione del 26% e del patrimonio netto dell’8,8%. E c’è ancora spazio per continuare a crescere: “Oggi – continua Buzio – le grandi transizioni globali stanno contribuendo ad accrescere la domanda di benessere, dignità e sicurezza a cui la cooperazione può offrire una risposta concreta perché è, a tutti gli effetti, parte dell’economia reale e mette al centro le persone, il lavoro, la valorizzazione delle competenze come leve di uno sviluppo autentico e diffuso”.
Intanto, però, i numeri raccontano di un mondo cooperativo che può contare su 519 imprese associate, oltre 760 mila soci e 40 mila addetti. Un mondo dove i livelli occupazionali sono stazionari, con una marcata componente femminile: il 71% degli occupati è donna. I lavoratori under 30 sono il 13% e uno su due ha un contratto a tempo indeterminato. Le forme di lavoro stabili sono prevalenti, con l’80% degli assunti a tempo indeterminato.
Negli ultimi tre anni cresce anche la presenza femminile nei luoghi decisionali: la quota di donne nei consigli di amministrazione passa dal 12% al 36%, mentre quella delle presidenti aumenta dal 10% al 27%. Nel complesso le associate a Legacoop Piemonte concentrano il 41,7% degli occupati e il 32,8% del valore della produzione complessivo della cooperazione piemontese.
Secondo Buzio, però, “permangono alcune criticità come la scarsità di manodopera e l’allungamento dei tempi di pagamento che influiscono sulla liquidità e di conseguenza sulle possibilità di fare investimenti”. Criticità che devono affrontare molte imprese del sistema economico subalpino. Ma Legacoop Piemonte, conclude il presidente, ha un compito: “Valorizzare nuovi percorsi cooperativi, come quello delle Cer e del modello di cooperative tra medici di base, e sostenere le nostre imprese nei percorsi di crescita e sviluppo, sia a livello economico che nella formazione e accrescimento delle competenze grazie alla collaborazione con gli attori del territorio”.










